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giovedì 28 ottobre 2010

"La masseria delle Allodole", di Antonia Arslan, BUR

Che cosa racconta questa storia? (dalle interviste a RadioVoce...vedi sotto il riferimento...)


“La Masseria delle Allodole” è la storia vera di una famiglia armena, che conduce una vita agiata e serena nella Turchia del primo ‘900, proprio attorno alla “masseria” cosiddetta “delle allodole”: sarà qui che avrà inizio il violento eccidio dei maschi della famiglia, e anche il lento pellegrinaggio verso la morte delle donne e dei bambini, oggetto della persecuzione diventata sistematica da parte dei Turchi.
Tutto è narrato attraverso lo sguardo sofferto di Antonia, la bambina che ha potuto solo attraverso i racconti conoscere quanto la sua famiglia di origine aveva subito e vissuto nei decenni precedenti. E’ proprio tale rilettura che porta i fatti ad essere come trasfigurati, avvolti in una aria di sogno fantastico e talora di incubo allucinato, soprattutto nella seconda parte del romanzo.

La storia degli armeni è complessa…

Sì, minoranza cristiana in terra turca, una volta salito al potere il partito dei Giovani Turchi che intendeva dare alla Turchia una forte omologazione religiosa e culturale in senso islamico, sono stati quasi improvvisamente allontanati dalle loro abitazioni. I maschi uccisi e le donne e i bambini deportati verso improbabili luoghi di raccolta. Più che altro verso il deserto e verso la morte per fame, per malattia e sotto i colpi e la violenza dei soldati che li “accompagnavano” nel viaggio mortale. Fu il primo genocidio del secolo, 1 milione e mezzo di morti.

Che cosa si propone l’Autrice?

L’Autrice, che da bambina ha potuto cogliere dallo zio i frammenti di una felicità perduta e di una storia dolorosa, intende non dimenticare: non dimenticare anzitutto una cultura, così ricca e preziosa come quella armena; poi non dimenticare un passato felice, in cui la sua gente godeva di rispetto, aveva una posizione e una cultura elevata, gioiva della fecondità di famiglie numerose e gaie. Infine non dimenticare la modalità crudele e disumana con cui questo, come gli altri genocidi, si è consumato. Nel silenzio impotente di chi vedeva, nel silenzio affamato di chi moriva nel cammino, nei tentativi disperati di chi cercava di aiutare…

I protagonisti chi sono?

Nella prima parte c’è un personaggio dominante, lo zio Sempad, di cui si descrive il carattere vitale e di cui si racconta la vicenda fino all’epilogo. Nella seconda parte invece protagonista è una donna, Shushanig, la moglie di Sempad. Il libro è in realtà una storia di donne, di eroine: è infatti grazie al loro disperato attaccamento alla vita e soprattutto alla vita di coloro che amano, che riescono a condurre qualcuno vivo al termine del viaggio. In particolare va sottolineato l’atto eroico di Azniv, la zia, sorella di Sempad, che in ultimo, comprendendo che tutto è perduto, si offre vittima di una situazione per lei già gravemente compromessa. Sono le donne ad aver portato in salvo l’Armenia: le uniche non uccise subito a colpi di sciabola, ma uccise dentro da stupri e fame, eppure costantemente coraggiose.

Mi piace suggerire una pagina che riguarda il misterioso legame che si mantiene tra Sempad e sua moglie anche quando lui è già morto da tempo, e in modo così violento. Sono pagine estremamente dolci e dolorose insieme.... pp. 153-154.

Invio al link della radio:
www.radiovoce.it 
nel podcast relativo a La Buona Novella "Letture per lo spirito" potrete ascoltare l'intervista e la lettura delle pagine suggerite...




"Savanè. Bambine soldato in Costa D’Avorio" a cura di Damiano Rizzi-Massimo Zaurrini, Ed. Infinito

DA UN'INTERVISTA A RADIOVOCE...

Che cosa significa Savanè?

Savanè è il nome di una ragazza: di una bambina-soldato la cui storia è raccolta in questo libro, il primo ad affrontare in Italia il tema delle bambine-soldato. E’ frutto del lavoro di un giornalista e del Presidente dell’Associazione Onlus Soleterre, che ha promosso anni fa il progetto: Ho smesso di fare il soldato, per il recupero delle bambine-soldato in Costa D’avorio.

Che storie vengono narrate?

Storie di coloro che partono bambine da casa, più o meno forzosamente, e tornano – se tornano – donne senza più dignità: violentate, vendute, costrette a usare la violenza per essere qualcuno, a dimenticarsi la loro “anima” femminile. Il rito di iniziazione prevede che riescano a sventrare una donna incinta…
Tornano – se tornano – con figli non voluti, corpi ancora bambini ma già vecchi e segnati.

Come viene proposto il recupero?

Il primo recupero è psicologico, nel tentativo di aiutare a buttare fuori il male introiettato, di sanare quello che è possibile nel cuore. Le ragazze fanno fatica a dormire, sono tormentate da incubi, sono ancora dipendenti dalla droga, non hanno relazioni significative: i soldati che le hanno messe incinte sono altrettanto disturbati e non affidabili…
Poi c’è un recupero della famiglia: la ricerca delle radici, di chi è rimasto, per poter riaffidare le ragazze a qualche parente, o almeno creare dei contatti, ricostruire una storia, un luogo.
Infine c’è il recupero dal punto di vista lavorativo: i soldati hanno imparato solo ad uccidere. Non sanno fare alcun lavoro. Vengono perciò creati dei laboratori che insegnino attività manuali che possano permettere un minimo di sussistenza e di autonomia.

E Savanè, che storia ha avuto?

Savanè ha visto ucciderle il fratello sotto gli occhi, a sangue freddo, in casa. Promette a se stessa che lo avrebbe vendicato: tutto ciò che segue è il suo freddo progetto di morte contro colui che deve scovare e poi ammazzare. Così sarà. Si arruola volontariamente e un giorno troverà la sua vittima. Ma la vendetta non servirà: Savanè si ritrova nel campo militare peggio di prima, comincia a drogarsi, trova un compagno che la mette incinta e cerca di abortire più volte senza successo.
Solo quando i funzionari dell’ONU e alcune religiose entrano nel campo per stilare la lista dei minori, lei si rende conto di ciò che è diventata e decide di cambiare. Anzi sarà proprio la bambina che porta in grembo a darle un segno di vita…

Il seguito della storia... a pp. 24-25...

venerdì 3 settembre 2010

"La fortuna non esiste", di Mario Calabresi


Storie di uomini e di donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi.


Ancora Mario Calabresi, attuale direttore della Stampa, giornalista e figlio del Commissario di polizia che, nel 1972, fu ammazzato perchè accusato della morte di Pinelli.... siamo negli anni di piombo.

Qui è raccoglitore di storie nelle quali qualcuno, come lui, ha dovuto d'un tratto fare i conti con la vita: e decidere se lasciarsi andare o rialzarsi, con creatività. Sì, è questa l'attitudine che l'Autore riconosce come forza vincente nei protagonisti di storie vere che è andato a scovare in America, durante la campagna elettorale di Obama (di cui si sente ancora un po' l'atmosfera di sogno euforico...). La fortuna non esiste, esiste l'incontro tra talento e opportunità...

Il libro è una finestra aperta sul mondo degli States dall'angolatura di chi è sul ponte dei perdenti.

giovedì 2 settembre 2010

"Spingendo la notte più in là", di Mario Calabresi

Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo.               
Libro di famiglia, di storia, di politica, di sobri sentimenti, di un figlio che trova il coraggio di tornare a quel 1972 nel quale alcuni colpi di pistola alle spalle gli strappano il padre, Commissario Calabresi. Libro che cerca tra le pieghe del tempo qualche frammento di verità, che toglie, senza rancori smodati, il velo alle menzogne. L'Autore trova la forza di dire, ma soprattutto di dirsi, grazie a una scrittura che diventa per lui - forse - strumento di rinascita e di restituzione alla memoria. Campeggia tra tutte la figura della madre, Gemma: una di quelle donne che hanno trovato il coraggio di rialzarsi.